

Dotata di un'innata capacità di cogliere la melodia, in questo suo Battle and Victory Nancy Elizabeth trasforma l'estetica retro del less-is-more propria del revival acustico di questi tempi e dà vita ad una serie di canzoni impreziosite dalla sua voce semplice e calda.
L'album è stato registrato in un cottage del 17° secolo nella remota campagna gallese e in una stanza fuori Manchester ed il risultato è un disco splendido, intimo e spontaneo.
La musica di Nancy richiama alla mente le atmosfere di musicisti diversi quali Nina Nastasia, The Incredible String Band, Radiohead, Jackie McShee, Mogwai, Talk Talk e Led Zeppelin. Immersa nella musica fin dalla più tenera età, Nancy scrive canzoni da quando era adolescente e si esibisce live da sei anni.
Nel corso degli ultimi 12 mesi ha partecipato al Green Man Festival (e ci tornerà quest'estate, ad agosto) e ha suonato insieme a, tra gli altri, A Hawk And A Hacksaw, Tunng e James Yorkston.
Essie Jain
La ventinovenne Essie Jain – inglese di nascita e ora di stanza a New York – debutta con questo We Made This Ourselves, un album dal minimalismo quieto e potente al tempo stesso.
Nata in una famiglia di musicisti, Essie è cresciuta a Londra, dove fin da piccola studia pianoforte classico, violoncello e canto lirico. Un'educazione che lei stessa sospende una volta superata la soglia dell'adolescenza. “Ho dovuto tagliar fuori la musica dalla mia vita per essere in grado di ripartire. Penso che tutti nella mia famiglia fossero contrari ma io ho sempre saputo che la musica sarebbe tornata a far parte della mia vita, e infatti è successo.
Jain ricomincia da capo a New York, iniziando lentamente a scrivere la sua musica. “Non ero sicura di chi fossi come musicista. Avevo bisogno di un po' di tempo per respirare, per capire, e così ho preso un 8 tracce, una chitarra, un pianoforte e me stessa e ho cominciato a registrare.” Questa nuova situazione permette a Jain nuove esperienze in nuovi ambienti musicali. Conoscere il chitarrista Patrick Glynn ha poi illuminato il suo percorso. “E' stato come quando si trova il pezzo mancante di un puzzle che è rimasto nascosto sotto il divano”, spiega Jain. “Semplicemente stiamo bene. Penso che lui abbia davvero capito quello che stavo facendo, e allo stesso tempo aveva un suo personale contributo da apportare alla mia musica. Sentivo parlare le persone di una chimica musicale che si può sviluppare con qualcuno e io avverto questo ad un livello molto profondo con Patrick.”
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