
"Giunta al capolinea l'avventura dei Franklin Delano, Paolo Iocca e Marcella Riccardi dimostrano che la loro vena creativa non si è esaurita. Anzi: l'album con cui debutta la loro nuova creatura Blake/e/e/e [...] è molto probabilmente la cosa migliore che entrambi abbiano mai fatto."Rumore Mag
"Comunque legato alla forma canzone e costantemente sospeso tra tensione e delicatezza, Border Radio ha tra le sue altre più valide caratteristiche una sana, intrigante imprevedibilità" Il Mucchio Selvaggio
"Un disco che è un'esperienza sensoriale prima che acustica [...] - ma che non cede un millimetro alla pretenziosità di tesi deduttive da dimostrare coi fatti: si chiama equilibrio raggiunto, cosa assai rara e preziosa."Blow Up Mag
"I bolognesi Blake/e/e/e sembrano trovarsi a loro agio sulle linee che separano il post-rock dal post-folk, la psichedelia dall'alt-country. Evitano di prendere cittadinanza; danzano sul confine con un delizioso lavoro in cui la chitarra acustica ha naturalmente un ruolo fondamentale ma si intreccia in modo impeccabile alle trame vocali di Paolo Iocca e Marcella Riccardi ("Narrow Zone")."Rocksound Mag
"Ti sorprende a ogni canzone, passando in modo sgarbato dal dub più avanti al folk-pop stralunato e psichedelico."D - La Repubblica"
Le frequenze di questa bizzarra "radio di confine" arrivano infatti a coprire uno spettro sonoro che si estende dal freak folk d'antan della Incredible String Band fino al dub e a declinarne i paradigmi con gusto, raziocinio e, cosa ancor più apprezzabile, con una robusta dose di estro e altrettanta personalità."Rockerilla"
I Blake/e/e/e dovrebbero essere insegnati a scuola, non per maestria tecnica o sonora, ma perchè rappresentano ciò che si sta perdendo, una sana ed ampia scelta, anche a causa di una cultura sottratta inesorabilmente dei propri spazi, dei propri denari, come se nulla contasse, come se l'unico sentimento che ne verrà fuori da quest'epoca tubefatta dagli errori, sia stare sereni e ben dritti in coda ad aspettare la propria razione."Glasshouse Splinder"
Il sapore è indefinibile; la si può descrivere con un giro di parole, che racconta di un qualcosa che alcuni gruppi italiani hanno, di mediterraneo forse, una predisposizione a ibridare con la propria sensibilità, nessun interesse a prediligere le proprie tradizioni..."Sentire Ascoltare"
Dentro ci sono un sacco di cose, insomma, che ritornano come in una tavola periodica: è il bordo su cui cammini da più di quaranta minuti e da cui sai che prima o poi cadrai. E invece il cerchio continua a girare, l'acqua a scorrere, i colori a mischiarsi e a cambiare forma e densità, ma tu hai la sensazione di star fermo. Un'immobilità ciclica, un pendolo davanti agli occhi che non riesci a smettere di fissare. Ti risvegli ogni tanto grazie a qualche grido più aggressivo, a qualche strappo. Ma anche quando finisce tutto, continui a galleggiare, e ne vuoi ancora. Ancora. Ancora."Rockit"
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