Dom. 29/03 BARZIN (Canada /Monotreme) + Emily Plays (Kirsten's Postcard) APERITIVO con VINAIGRETTE dalle 18.00 - inizio concerti 19.00










Barzin è - senza ombra di dubbio - uno dei più grandi songwriter al mondo.In tre album e un EP il cantautore di Toronto è riuscito a reinventare le melodie più languide del country e condensarle in una lentezza calda e avvolgente.Del resto, a lui basta che la sua voce possa essere accompagnata da una tremolante chitarra slide per trasformare un'apparente freddezza in un momento di enorme emozione."Notes To An Absent Lover" - il nuovo album - è un'occasione straordinaria per avventurarsi tra sensazioni di grazia sublime.La musica senza tempo di Barzin riapre scenari indimenticabili e ispira ricordi conservati gelosamente nello scrigno della memoria più profonda.Su tutti si staglia il fantasma sorridente di Nick Drake, che 35 anni esatti dopo la sua morte fisica torna a riscattarsi tra le pieghe (potenzialmente pop) delle gemme cantate dal genio di Barzin che ci regala la 'prima visione' di un film da personalizzare ogni volta che si vuole...Barzin Hosseini possiede il dono di una scrittura densa, per quanto in apparenza semplice e riesce a rievocare in ogni singola nota la magia, l’introspezione e la malinconia di un romantico senza speranza, un narratore di sentimenti impermeabile alle mode e ai cicli generazionali.Da maneggiare con cautela, e amare molto.

Gli Emily Plays nascono nell'autunno del 2002 a Pavia, come progetto di Sara Poma (voce e chitarre) e Luca Nicoli (chitarre). Nel corso di due anni, il duo registra una serie di brani acustici, a bassafedeltà, che vengono poi inclusi nel disco autoprodotto "I Don't Like YourSense Of Humor (And I Don't Get You)". Dopo una pausa di quasi un anno, il progetto Emily Plays viene ripreso in mano da Sara, grazie all'incontro con Morning Telefilm, l'alter ego solista di Emanuele Gatti dei New For Lulu. L'incontro porta all'unione dei due rispettivi progetti e a una serie di live come doppia band, insieme a Simone Fratti al contrabbasso, Cristian Chierici ai synth e Davide Impellizzeri degli Ultraviolet Makes Me Sick alla batteria. Nel dicembre del 2007, Sara entra in studio con la produzione di Gianmaria Aprile degli Ultraviolet Makes Me Sick e ne esce con "Shortsighted TreeEP", pubblicato a febbraio 2008 dalla Kirsten Postcards. Nel 2008, tempo per un altro cambiamento. La band si rigenera con una nuova formazione: Sara sempre alla voce e chitarra, Davide ancora alla batteria e i nuovi acquisti Marco Alba al pianoforte e Giacomo Tota alla chitarra. Vogliono cambiare nome, ma sono troppo pigri per trovarne uno nuovo. In compenso tutto il resto è nuovo. I bookmaker e gli astrologi più rinomati prevedono un disco entro l'autunno 2009.


Ven. 20/03 VALET (Kranky)


Valet è lo pseudonimo dietro al quale si cela Honey Owens, una tra le artiste più interessanti e originali di Portland, Oregon, città dove si concentrano alcuni fra i più interessanti musicisti della scena acid-folk\psichedelica americana attuale.
La sua musica è fatta di sussurri, effetti, suoni riverberati che potrebbero essere la colonna sonora di un ricordo, vissuto guardando un vecchio album di fotografie, sfocate (dell'era pre-digitale).
Nel suo passato musicale si intrecciano le storie di diverse formazioni musicali, prima tra tutte quella dei Jackie ‘O MotheFucker, nelle cui fila Honey milita a fasi alterne: nel 1999 fa parte della prima formazione, che darà alle stampe il disco d’esordio Fig. 5. Dopo l’uscita del disco, la musicista lascia il gruppo per concentrarsi sui Nudge, formazione molto originale, la cui musica si muove tra elettronica IDM, rock, noise, reggae e funk. Nel 2005 Honey riprende la strada dei Jackie 'O, con Flags Of The Sacred Harp; per poi dare vita al sodalizio,sia affettivo che musicale, con Adam Forkner, a.k.a. White Rainbow, storico musicista degli Yume Bitsu. Con Forkner, Valet da vita a un progetto a quattro mani denominato World, oltre ad una vera e propria etichetta, la piccolissima ma fascinosa Yarnlazer.
Fra queste ed altre collaborazioni, il primo disco da solista, Blood is clean, che esce nel 2007 per Kranky Records, l’etichetta di Chicago da sempre sinonimo di ottima qualità (ha pubblicatoi primi lavori di Low e Godspeed! You Black Emperor): si tratta di un album complesso che unisce suggestioni tantriche ad altre più rock, al crocevia tra psichedelia, ambient evoluta, elettronica minimale e post-folk. “Concepisco la mia musica come una via di mediazione incanalando suoni da un posto sconosciuto, aprendo e rovesciando fuori tutto sul nastro di un computer”. Nel febbraio del 2008 esce il secondo lavoro, Naked city. Un disco onirico e crepuscolare, tra psichedelia, blues e minimalismo, che invita a un viaggio amniotico, tra droni, percussioni tribali e chitarre spaziali “Queste canzoni sono state ispirate dal paesaggio del Pacifico del Nordovest, da stati di sogno semi-cosciente e dall’idea di un codice del DNA a cui si possa accedere come una memoria eterna”.
www.myspace.com/honeyowens
www.myspace.com/basementalmi

Sab. 07/03 BLAKE/E/E/E (Unhip) + Egle Sommacal


"Giunta al capolinea l'avventura dei Franklin Delano, Paolo Iocca e Marcella Riccardi dimostrano che la loro vena creativa non si è esaurita. Anzi: l'album con cui debutta la loro nuova creatura Blake/e/e/e [...] è molto probabilmente la cosa migliore che entrambi abbiano mai fatto."Rumore Mag


"Comunque legato alla forma canzone e costantemente sospeso tra tensione e delicatezza, Border Radio ha tra le sue altre più valide caratteristiche una sana, intrigante imprevedibilità" Il Mucchio Selvaggio


"Un disco che è un'esperienza sensoriale prima che acustica [...] - ma che non cede un millimetro alla pretenziosità di tesi deduttive da dimostrare coi fatti: si chiama equilibrio raggiunto, cosa assai rara e preziosa."Blow Up Mag


"I bolognesi Blake/e/e/e sembrano trovarsi a loro agio sulle linee che separano il post-rock dal post-folk, la psichedelia dall'alt-country. Evitano di prendere cittadinanza; danzano sul confine con un delizioso lavoro in cui la chitarra acustica ha naturalmente un ruolo fondamentale ma si intreccia in modo impeccabile alle trame vocali di Paolo Iocca e Marcella Riccardi ("Narrow Zone")."Rocksound Mag


"Ti sorprende a ogni canzone, passando in modo sgarbato dal dub più avanti al folk-pop stralunato e psichedelico."D - La Repubblica"


Le frequenze di questa bizzarra "radio di confine" arrivano infatti a coprire uno spettro sonoro che si estende dal freak folk d'antan della Incredible String Band fino al dub e a declinarne i paradigmi con gusto, raziocinio e, cosa ancor più apprezzabile, con una robusta dose di estro e altrettanta personalità."Rockerilla"


I Blake/e/e/e dovrebbero essere insegnati a scuola, non per maestria tecnica o sonora, ma perchè rappresentano ciò che si sta perdendo, una sana ed ampia scelta, anche a causa di una cultura sottratta inesorabilmente dei propri spazi, dei propri denari, come se nulla contasse, come se l'unico sentimento che ne verrà fuori da quest'epoca tubefatta dagli errori, sia stare sereni e ben dritti in coda ad aspettare la propria razione."Glasshouse Splinder"


Il sapore è indefinibile; la si può descrivere con un giro di parole, che racconta di un qualcosa che alcuni gruppi italiani hanno, di mediterraneo forse, una predisposizione a ibridare con la propria sensibilità, nessun interesse a prediligere le proprie tradizioni..."Sentire Ascoltare"


Dentro ci sono un sacco di cose, insomma, che ritornano come in una tavola periodica: è il bordo su cui cammini da più di quaranta minuti e da cui sai che prima o poi cadrai. E invece il cerchio continua a girare, l'acqua a scorrere, i colori a mischiarsi e a cambiare forma e densità, ma tu hai la sensazione di star fermo. Un'immobilità ciclica, un pendolo davanti agli occhi che non riesci a smettere di fissare. Ti risvegli ogni tanto grazie a qualche grido più aggressivo, a qualche strappo. Ma anche quando finisce tutto, continui a galleggiare, e ne vuoi ancora. Ancora. Ancora."Rockit"

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